Monday 20 May 2019
Parco Naviglio


Palazzo Archinto di Robecco: un sogno incompleto.

Chi non conosce l'origine dell'edificio scambierà facilmente Palazzo Archinto di Robecco sul Naviglio con un Castello. In effetti la similitudine è evidente e rafforzata dalla presenza di due torri merlate. La ristrutturazione del complesso, terminata non molti anni or sono, ne ha riportato in auge l'antico splendore, che in realtà non è mai emerso pienamente.

Già perché quella di Palazzo Archinto è una storia di bancarotta, dell'abbandono di sogni di grandezza che il suo proprietario aveva con tanta smania rincorso. Il mecenate, se così si può definire colui che chiedeva di costruire questo capolavoro lungo l'alzaia del Naviglio Grande, investì soldi e denaro per un'opera mai completamente realizzata. Oggi il Palazzo esiste e conserva, ottimamente restaurato, il terminale di una delle quattro ali del progetto originale.

Ma veniamo alla storia. Carlo Archinto, marchese di Parona e III conte di Tainate, visse a cavallo tra il 1600 e il 1700. Banchiere e nobile appassionato di scienze e belle arti, tanto da fondare l'Accademia dei Cavalieri, si impegnò nella gestione del patrimonio di famiglia dedicandosi principalmente al latifondismo e, con pessimi risultati, alle costruzioni. Sui i progetti incompiuti di Palazzo Archinto-Pisani Dossi e corte Archinto a Corbetta, oltre a Palazzo Archinto di Robecco.

Proprio il "Castello" di Robecco sarebbe dovuto diventare la sua più grande opera, quella della consacrazione sua e della famiglia. La storia punì i sogni di gloria del nobile, facendolo andare in bancarotta prima che il progetto venisse ultimato. Oggi restano solo le incisioni di Marc'Antonio Dal Re (1726) che possono documentare l'ardita impresa. Tanto ardita da impegnare Carlo Federico Pietrasanta, il celebre architetto milanese autore di diverse opere nell'abbiatense, che realizzò i disegni a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo. Il complesso doveva essere composto da quattro grandi palazzi, con un nucleo centrale elevato di cinque piani e quattro ali laterali uncinate della medesima altezza. Due di queste ali, prospicienti rispetto al Naviglio Grande erano completate da quattro torri merlate, mentre la parte di costruzione che affacciava sul paese avrebbe dovuto possedere una grande esedra, pensata per accogliere le carrozze. Sul Naviglio due pontili, di cui uno coperto, avrebbero consentito il passaggio e l'approdo dei barconi provenienti da Milano.

Oggi rimane solo il blocco terminale di una delle quattro ali che sorprende se si pensa che è di fatto un quarto del progetto originale. A seguito del restauro, Palazzo Archinto è diventato sede della biblioteca comunale e del Museo del Naviglio Grande.






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